
Das grossenteils von Meer umgebene Italien hat 1700 km Strände, die alle dem Staat gehören. Nach dem Gesetz müsste die Hälfte davon frei zugänglich sein; tatsächlich sind in etlichen Regionen nur noch etwa ein 30 Prozent aller Strände «spiagge libere», in einigen sogar nur 10 Prozent, meist abgelegene und weniger beliebte Strandabschnitte. Was einst als Rente für Kriegsversehrte gedacht war, hat sich längst in eine paramafiöse Krake verwandelt, trotz jahrelangem Druck der EU auf Italien, die Strandkonzessionen periodisch öffentlich auszuschreiben.
Nach dem Ersten und erneut nach dem Zweiten Weltkrieg wollte Italien den Kriegsversehrten zu einem Einkommen verhelfen, indem es ihnen Strandabschnitte zur Bewirtschaftung mit Liegen, Sonnenschirmen und Bars verhalf. Die Pacht war und blieb billig, die Einnahmen stiegen Jahr für Jahr, die einst sozial motivierte Rente wurde sozusagen zu einer Sofarente für eine Minderheit. Die Kriegsversehrten sind längst gestorben, ihre Nachkommen betreiben die Bezahlstrände als Familienunternehmen in dritter, vierter, fünfter Generation, als gehörte der Strand ihnen, und wehren sich gegen Eindringlinge ins lukrative Geschäft. Um Letztere zufriedenzustellen und am Badetourismus mitzuverdienen, vergaben Gemeinden und Regionen einfach weitere Konzessionen, auf Kosten der spiagge libere, für die es kaum eine Lobby gibt.
Nach den Richtlinien der EU müssten Konzessionen für die Nutzung von öffentlichem Grund öffentlich ausgeschrieben werden; die italienischen Regierungen von links bis rechts haben sich stets darum foutiert, wohl auch, weil sie den Aufstand der Strandunternehmer fürchteten. Ein letztes Ultimatum der EU droht Italien mit einer saftigen Busse, wenn nicht spätestens 2027 alle Strandkonzessionen neu ausgeschrieben werden. Nachvollziehbar, dass sich die Strandfürsten dagegen wehren, nicht zuletzt mit dem Argument, dass grosse internationale Tourismuskonzerne das Rennen machen würden. Das hängt nicht zuletzt von den Ausschreibungskriterien ab – und davon, dass der Staat endlich ernst macht mit seiner eigenen Vorgabe, dass die Hälfte der Strände, und nicht die schlechtere, frei zugänglich bleiben muss.
Die Organisation marelibero.eu setzt sich auf kommunaler, regionaler und staatlicher Ebene für mehr freie Strände und für eine transparente Vergabe der Konzessionen ein. Im neusten Bericht der Organisation zeigt sich, dass in vielen Regionen selbst noch 2026 Konzessionen nicht ausgeschrieben, sondern mit den bisherigen «Besitzern» einfach verlängert wurden. Man darf auf die Busse aus Brüssel gespannt sein…
Beispiele nicht öffentlich ausgeschriebener Strandkonzessionen, 2026
Newsletter Oktober 2026 von marelibero.eu
Viareggio (Toscana)
A Viareggio il Comune si prepara a rinnovare otto stabilimenti agli stessi gestori di sempre, senza fare una vera gara. Ad agosto abbiamo scritto al Comune e alle autorità di controllo per chiedere di fermare la procedura, verificare le strutture esistenti e riconoscere quante spiagge libere restano in ogni zona, poi abbiamo esteso la richiesta ad altri cinque stabilimenti con lo stesso problema. Il Comune non ha ancora risposto: i termini per farlo stanno per scadere.
Anacapri (Campania)
Ad Anacapri avevamo chiesto al Comune di coinvolgere davvero le associazioni prima di approvare il piano che decide come usare le spiagge, invece di raccogliere solo qualche osservazione a piano già scritto. Il Comune ha respinto la richiesta: a settembre abbiamo risposto punto per punto, spiegando perché il confronto preventivo è dovuto, e chiesto di non approvare il piano finché non viene aperto. Ora aspettiamo la mossa del Comune.
Chioggia (Veneto)
A Chioggia il Comune aveva assegnato tredici aree di spiaggia agli stessi gestori di sempre, senza gara, solo sulla base della loro domanda. Avevamo già contestato la procedura; il Comune ha risposto difendendola, ma un tribunale aveva già annullato una di quelle assegnazioni per un errore nella procedura, e il Comune lo ha raccontato in modo scorretto nella sua risposta. Abbiamo rimandato tutto al mittente, chiedendo l’annullamento delle assegnazioni, gare vere e una rettifica pubblica.
Meta (Campania)
A Meta, in Campania, il piano spiagge stava per arrivare in Consiglio comunale senza che il Comune avesse mai davvero coinvolto le associazioni nelle scelte. Siamo intervenuti in tempo utile, prima della scadenza, chiedendo di fermare l’approvazione finché non si apre un confronto vero con il territorio.
Regione Campania
Con la nuova Giunta della Regione Campania abbiamo chiesto un incontro per affrontare un problema che si ripete in troppi Comuni: i piani spiaggia approvati senza un reale coinvolgimento delle associazioni, e la necessità di controlli regionali più stringenti prima che partano le gare per le concessioni.
Livorno (Toscana)
Ai Bagni Nettuno di Livorno un gruppo di nostri attivisti si è visto impedire l’accesso gratuito al mare, con la minaccia di chiamare i Carabinieri: solo l’intervento della Polizia ha risolto la situazione sul posto. Abbiamo segnalato l’episodio al Comune e alla Capitaneria di porto, chiedendo controlli e una risposta formale: non è la prima volta che succede in quella zona.
Jesolo (Veneto)
A Jesolo abbiamo chiesto al Comune l’elenco completo delle concessioni sulla spiaggia, con canoni e scadenze: dati che dovrebbero essere pubblici ma che il Comune considerava riservati. Abbiamo presentato una richiesta formale di accesso e aspettiamo risposta entro i tempi previsti.
Liguria
In Liguria un’associazione di balneari aveva chiesto alla Regione di dichiarare le spiagge liguri una risorsa „scarsa“, un passaggio che avrebbe aperto la porta a nuove proroghe delle concessioni senza gara. Abbiamo scritto alla Regione per chiedere di non accogliere la richiesta senza prima una vera verifica sul territorio, e di spingere i Comuni costieri a bandire finalmente le gare per le concessioni scadute.
Mondragone (Campania)
A Mondragone, in Campania, un’area di spiaggia è l’ultimo accesso al mare rimasto per una quarantina di famiglie del quartiere. Il Comune l’aveva inserita nel piano di assegnazione senza un vero percorso partecipativo. Abbiamo chiesto di fermare l’iter e di escludere definitivamente quell’area da qualsiasi futura concessione, lasciandola libera per sempre.
Anzio (Lazio)
Ad Anzio, dove il Comune continua ad affidare a privati concessioni già scadute da anni, la Regione interpellata dal Comune ha risposto senza conoscere davvero i fatti, dando comunque un’indicazione di favore al Comune. Abbiamo contestato questo passaggio e rinnovato la richiesta di annullare tutti gli avvisi e avviare finalmente gare vere.
Una risposta alla stampa
Un giornale di settore aveva criticato il nostro ex presidente Roberto Biagini per le conseguenze delle battaglie di Mare Libero sulle concessioni. Abbiamo risposto pubblicamente chiarendo che il nostro obiettivo non è mai stato far gareggiare gli imprenditori balneari tra loro, ma restituire le spiagge alla collettività: se oggi nascono grandi gruppi è il sistema delle concessioni a permetterlo, non le nostre azioni. La replica è stata pubblicata il 10 settembre.

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